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Durante il
Medioevo il luogo era senz'altro fortificato, come
testimonia la massiccia torre quadrata tutt'oggi superstite, risalente al sec.
XII. La torre doveva servire per avvistamenti e segnalazioni, in collegamento
con altre sul territorio. Si deve alla famiglia Castiglioni quello che è il
maggiore tesoro del castello: due principali cicli di affreschi, l'uno nella
sala inferiore con scene di "svaghi all'aperto" nel lacustre
paesaggio varesino, mirabile documento della vita cortese dei proprietari;
l'altro nella sala superiore con figure femminili simboleggianti vizi e virtù,
probabile ammonimento alla condotta morale dei proprietari. L'insieme
(riscoperto nel 1937 dall'allora proprietario, Angelo Mantegazza) rappresenta
uno dei pochi esempi superstiti di affreschi profani in Lombardia, espressione
di gotico internazionale. Nei secoli successivi altri corpi di fabbrica si
aggiunsero, in particolare i lavori modificarono gradualmente ma sempre
parzialmente, l'aspetto iniziale di castello per dare al tutto una sembianza
più vicina a quella della villa, specie per il fronte che è rivolto, a
meridione, sul grande parco (Parco Mantegazza) con la ripida scala barocca.
Oggi è la sede della Galleria d'arte Contemporanea che raccoglie opere
provenienti dalla Pinacoteca dei Musei Civici di Villa
Mirabello, e degli archivi storici della videoteca Giaccari (MU-el).
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