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A
Baveno,
lungo la strada del Sempione, superato il ponte sul torrente Selva Spessa,
s'aprono i larghi cancelli di Villa Fedora. La villa ha conosciuto
molteplici passaggi di proprietà: fu costruita intorno
al 1857 dal torinese
Giacinto Mannati, per essere da questi venduta, nel 1896, ai Ceretti; essi, a
loro volta, la cedettero all'industriale alberghiero Giuseppe Spatz che la ampliò
ed in seguito la donò al genero, il musicista Umberto Giordano. Il famoso operista
(Foggia 1867-Milano 1948) vi soggiornò dal 1904 al 1924 e proprio qui egli compose
l'opera "Fedora", dalla quale la villa prende il nome. Quando nel 1924 i
Giordano si trasferirono a Milano, la dimora venne in possesso dell'Istituto
Politecnico di Londra. Durante la seconda guerra mondiale fu teatro di un tragico
evento: nel settembre 1943 l'ebreo E. Serman, che nella villa si era rifugiato
insieme con la famiglia, venne trucidato dai tedeschi. In seguito la "Fedora"
ospitò l'Opera Nazionale Maternità Infanzia ed oggi è sede della Camera di
Commercio del VCO. E' suddivisa in due corpi sporgenti e conta oltre 50 stanze.
La facciata a lago, la parte più interessante , è movimentata da colonnati che
formano portici sovrapposti tra il pianterreno ed il primo piano; una serie
di finestre simmetriche, con persiane verde pallido che spiccano nel giallo
dei muri, ben rendono l'idea della dimora ottocentesca. Degno di particolare
attenzione è il parco sistemato all'inglese, completo di darsena sul lago;
ancora ricco di querce, camelie, mimose, azalee, è aperto al pubblico nei mesi estivi.
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